«Eravamo rientrati da poco negli spogliatoi dopo l’allenamento – racconta il tecnico del Rimini, Filippo D’Alesio (foto) – quando è arrivata una telefonata dall’Associazione Italiana Calciatori che ci ha avvertito che la società era stata messa in liquidazione. All’inizio abbiamo pensato a un disguido perché non solo nessuno di noi non sapeva nulla ma, anzi, ci era stato assicurato che la gestione sportiva sarebbe continuata senza problemi. Sono, siamo, tutti sconvolti, amareggiati e anche arrabbiati perché certe cose nel 2025 non possono succedere. Da luglio abbiamo vissuto una situazione imbarazzante che non augurerei neppure al mio peggior nemico. Siamo stati abbandonati a noi stessi, vivendo nell’incertezza più totale, tra promesse sempre disattese e stipendi che ancora ci devono essere pagati. Anzi sarebbero dovuti arrivare i soldi di settembre e ottobre e, invece, così il rischio è di non ricevere neppure quelli. Abbiamo provato a contattare tutte le persone coinvolte in questa situazione ma nessuna ci ha risposto. Finire così è una coltellata che non meritavamo, come non lo meritava la città e soprattutto i tifosi. Siamo stati presi tutti in giro. Noi, io, i miei collaboratori e i ragazzi, abbiamo sempre dato l’anima per onorare questa maglia e questi colori, e questo nessuno potrà mai togliercelo». Una bandiera del Rimini, Adrian Ricchiuti, parla invece di campionato falsato. “Certo, anche perché a chi ha guadagnato i tre punti con il Rimini se li vede togliere, e la classifica cambia. Come incide il discorso di espulsioni, infortuni… poteva essere almeno ultimato il girone di andata, anche se so che non era così semplice farlo. Ma almeno sarebbe rimasto tutto così come è adesso. È comunque una situazione che fa male e mi fa molta rabbia. Perché io a questa maglia ci tengo, a questa città ci tengo, e mi dispiace che ogni due per tre saltiamo per aria e non riusciamo mai a creare qualcosa di buono”.

(fonti corrierediromagna.it e tuttoc.com)