4 Agosto 2021

MATTIA MANFREDINI: L’INTERVISTA A PARLANDODISPORT DEL MISTER REGGIANO

Il sito modenese ParlandodiSport ha intervistato a trecentosessanta gradi il mister reggiano Mattia Manfredini (nella foto), ex giocatore e giovane allenatore che attualmente siede sulla panchina della Juniores Regionale della società reggiana della Virtus Libertas.

Partiamo dall’Eccellenza: cosa ne pensi della ripartenza del campionato?
“Credo che la ripartenza sia un segnale positivo per tutto il calcio. Ovviamente, non sarà un campionato come gli altri ma è del tutto anomalo, anche se questo conta poco. Vedere solamente undici squadre in campo non rende giustizia al campionato più bello del calcio dilettantistico, ma provare a dare un input di ripartenza a tutti è una cosa molto positiva”.

Chi vedi tra le squadre favorite?
“E’ tutto talmente anomalo che una squadra che ha meno nomi di altre ma vince le prime tre o quattro partite può diventare la favorita. Se dovessi rispondere di getto direi, in ordine, Colorno, Cittadella e Piccardo Travresetolo”.

Dove possono arrivare le tre modenesi?
“Il Cittadella ha allestito una squadra che ha come unico obiettivo quello di salire in Serie D perciò parte con i favori del pronostico e dovrà fare di tutto per fare in modo che questo avvenga. Il Formigine penso che sia una delle squadre con più talento dell’intero campionato, soprattutto in avanti. Il Castelfranco, invece, la vedo come una squadra solida, forte fisicamente, ma non tra le migliori quattro”.

Cosa ne pensi dell’obbiglo dei giovani nelle prime squadre?
“Chi mi conosce sa cosa penso del giovane calciatore e dell’importanza della sua crescita. Tutte le cose che sono obbligatorie, però, alla fine storpiano. A me sembra assurdo che nei dilettanti in diversi ruoli, come il portiere, il terzino o l’esterno, un ragazzo di ventotto o trent’anni sia considerato vecchio. Molto spesso quelle zone di campo sono occupate dai più giovani e si sente dire dagli allenatori che l’under viene impiegato in quei ruoli perchè fa meno danni. Questa è una cosa che fa male al calcio e al giocatore. Penso che la riforma del giovane sia la prima cosa da rivedere nel nostro calcio. Io ne metterei soltanto uno”.

Passiamo a te. Come sta andando la tua esperienza da allenatore e perchè hai deciso di fare il mister?
“La mia esperienza sta procedendo in modo molto graduale perchè mi sono prefissato di fare degli step. Sono partito anni fa con gli ‘Allievi’ del Montecchio, poi ho proseguito con la ‘Juniores Provinciale’ e da due anni sto affrontando la ‘Juniores Regionale’. Ovviamente, il Covid non ha aiutato la mia crescita e la continuità del lavoro, ma è un hobby meraviglioso che mi ha completamente assorbito. Ho deciso di intraprendere questa strada, dopo aver appeso le scarpe al muro, perchè, fin da quando ero ragazzo, ho sempre avuto il desiderio di organizzare qualcosa con le mie idee e vederle poi eseguite da giovani talentuosi. Così è nata la mia passione per il ruolo di allenatore”.

Quali sono i tuoi ideali? Cosa cerchi di insegnare e trasmettere ai ragazzi?
“Credo che senza ricercare l’ossessione del lavoro e di pretendere il massimo da se stessi non si ottenga nulla. Ai ragazzi cerco di insegnare che l’importanza del gruppo e delle regole sono fondamentali nel calcio e possono aiutare anche nella vita perchè un ragazzo rispettoso del compagno, della società e delle strutture quasi sicuramente lo è anche all’esterno. A tutto questo, poi, va aggiunto il lato sportivo e io sono un allenatore a cui piace insegnare soprattutto a giocare e a cercare la vittoria attraverso il rischio e il gioco”.

In che modo, secondo te, possono essere migliorati i Settori Giovanili e le Scuole Calcio?
“Credo che Settori Giovanili e Scuole Calcio abbiano bisogno, innanzitutto, di persone che non lo facciano solo per passione ma che abbiano anche il titolo per stare sul campo. La passione, in certe cose, non basta perciò servono più insegnanti e meno allenatori presi solo per far passare ai ragazzi un’ora di sport, altrimenti così il calcio non crescerà mai. L’altra cosa fondamentale sono le strutture che devono accogliere i ragazzi e farli allenare nelle migliori condizioni possibili. Bisogna fare in modo che la voglia di allenarsi sia sempre superiore a quella di stare davanti ad un computer o sui social, dove non si cresce ma ci si rincoglionisce”.

Dopo quasi due anni di inattività causa Covid, come cambierà il futuro calcistico dei ragazzi? Cosa possono fare e in che modo devono lavorare società e allenatori per “recuperare il tempo perso”?
“Allenatori e giocatori non devono girarsi indietro, ma lavorare forte e guardare sempre avanti. Il tempo, ormai, è passato e non lo si può modificare quindi bisogna occuparsi solo di quello che può essere cambiato cioè il futuro. Per quanto riguarda il cambiamento del calcio, e della vita in se, sarà sicuramente un periodo complicato. Non sono la persona più adatta per dare consigli, ma dovremmo un po’ tutti tirarci su le maniche ed essere pronti a sporcarci, fare rinunce e a farci andare bene anche qualcosa di cui non siamo pienamente d’accordo. Stiamo attraversando un periodo difficile e dobbiamo capirlo tutti”.

Ti piacerebbe allenare una prima squadra?
“Sto cercando di arrivarci gradualmente, ma adesso mi sento pronto e spero arrivi l’occasione. Vorrei che la chiamata arrivasse da una società che credesse in me prima come uomo, poi per la mia idea di calcio e per come vorrei far giocare le mie squadre, non solo per ‘sentito dire’”.

Quali sono, secondo te, le principali differenze tra allenare una prima squadra e una squadra giovanile?
“Le differenze sono tante perchè in una squadra giovanile hai a che fare con dei ragazzi che sono ancora in fase di apprendimento, mentre con i grandi devi essere consapevole che alcuni giocatori si sentono ‘già arrivati’, altri hanno una voglia enorme di migliorarsi e altri ancora non approvano il tuo sistema. Tutto questo va messo dentro ad una grande ‘centrifuga’, devi rimanere te stesso e cercare di far capire a tutti che solo attraverso la coesione e l’unione di intenti si può fare bene nel mondo del calcio. Comunque, qualsiasi squadra si alleni, la cosa principale è mostrare ai giocatori che sei sempre te stesso e che non cerchi di imitare o copiare qualcun’altro”.

Quali sono i tuoi obiettivi e sogni futuri?
“Sono pieno di progetti perchè credo che qualsiasi persona priva di obiettivi non abbia futuro. Sarei molto felice se, a breve, si potesse tornare in campo e ricominciare ad allenare. Il sogno che mi sono messo in testa anni fa è quello di provare a vincere qualche campionato dilettantistico e riuscire ad arrivare ad allenare in Serie D. Non deve, però, mai mancare il divertimento perchè senza quello si fermerebbe tutto”.

Il tema del momento è la SuperLega che, seppur indirettamente, potrebbe toccare anche il mondo dilettantistico. In un paio di giorni, però, questo progetto è già fallito: cosa ne pensi?
“Il calcio è meritocrazia e il lavoro deve portare in alto il nome. Le favole sono quelle squadre meno blasonate che rendono questo sport speciale e unico, allenatori meno conosciuti che riescono ad arrivare all’èlite attraverso il lavoro perciò ritengo che la SuperLega non abbia un senso logico. Il calcio è di tutti e tutti devono avere le stesse possibilità di confrontarsi e di ottenere sul campo ciò che meritano”.

(intervista realizzata da Matteo Migliori)