27 Ottobre 2020

CALCIO: NEI DILETTANTI PORTE APERTE MA FORSE NON PROPRIO PER TUTTI

ll nuovo DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) lascia la bocca piuttosto amara a tutto il calcio dilettante e giovanile italiano. E i Comitati Regionali possono solo adeguarsi. Il decreto governativo è stato chiarito anche dalla Lega Nazionale Dilettanti: prima di tutto, le porte saranno aperte “esclusivamente negli impianti sportivi nei quali sia possibile assicurare la prenotazione e assegnazione preventiva del posto a sedere”. In più, l’accesso del pubblico sarà consentito al 15% della capienza totale, “comunque entro il numero massimo di 1000 spettatori” all’aperto. Ad esempio, in un impianto sportivo con 500 posti a sedere potranno accedere 75 spettatori. Dalla prossima giornata e molto probabilmente per un bel po’, dunque, tutti i campi sportivi senza posti a sedere vedranno giocarsi partite a porte chiuse. Difficile trovare un’interpretazione differente alle parole messe nero su bianco nel decreto: i bollettini Figc regionali di metà settimana fugheranno ogni dubbio. Ma cosa succederà in quei campi sportivi dove il recinto del perimetro del terreno di gioco coincide con l’esterno dell’impianto sportivo? Curioso immaginarlo e la sostanza cambia poco nei numerosi impianti dove sono presenti contenute tribune metalliche. L’altra questione, secondaria ma non troppo, riguarda l’obbligo della prevendita nominativa dei biglietti che le società devono da oggi predisporre, proprio come accade in Serie A, oltre agli altri obblighi da far rispettare: la mascherina, il distanziamento fisico, la misurazione della temperatura e la registrazione dei dati di contatto all’ingresso dell’impianto. In tutto questo è bene non dimenticare i mancati incassi delle società ospitanti.  Ora, c’è da dire che già nelle partite di coppa si era visto che qualcosa non andava su diversi campi, con gruppi di tifosi assembrati durante la partita e ancor di più dopo un gol, e gli spesso pochi dirigenti delle società impotenti nel controllo dell’obbligo di mascherina, non di rado disatteso. Per questo, da domenica le varie prefetture seguiranno verosimilmente con occhi più attenti come le società si organizzeranno nell’allestimento e svolgimento delle gare. Nonostante tutto, il Dpcm lascia perplessi. La capienza ridotta al 15% significa solo 1,5 posti su 10 disponibili e già molte società sono alle prese con la predisposizione numerata dei seggiolini, o spicchi di gradoni che siano, a districarsi tra i concetti di capienza omologata e capienza effettiva. Una riapertura “a molto meno della metà”, anche per i più accorti che magari vedevano il 30% come equo compromesso tra esigenze sociali e sanitarie. L’impressione, purtroppo, è che si sia perso molto tempo, quando nei mesi estivi si parlava di riapertura, anche nell’organizzazione del mondo sportivo. Nelle prime partite più calde giocate, spesso ad esempio non si è neanche pensato di far entrare e uscire i gruppi di sportivi separatamente onde evitare assembramenti al di fuori campi, vecchia massima dell’ordine pubblico semplice quanto da rispolverare quando necessario. Con troppa e inconsapevole fiducia nel futuro non si è pensato ad immaginare la possibilità di gestire le occasioni di incontro sociale e quindi sportivo tra cittadine e paesi con etichette di attenzione, assegnando valori, colori o numeri che siano, alle zone con cluster più o meno grandi, dato che a fronte di realtà con contagi in crescita ve ne sono altre con numeri minimi o senza trend in crescita. In questo modo, domenica per domenica, partita per partita, si sarebbe potuto avere un sistema più razionale ed efficiente se una squadra gioca al cospetto da una zona più o meno colpita in quel momento dal Covid. E poteva essere un indicatore di ulteriore attenzione e consapevolezza anche a disposizione del pubblico partecipante. Forse è tutto troppo bello per essere attuato, a maggior ragione se si pensa alle tecnologie che avremmo a disposizione per la gestione multipiattaforma di una grande mole di dati. Per adesso ci scorderemo le dita intrecciate alla rete ma si sappia che senza bordo campo è calcio a metà.

(fonte tuttocampo.it)